Le caratteristiche conosciute come Sindrome di Asperger (SA) furono identificate per la prima volta  nel 1944 dal pediatra austriaco Hans Asperger.

I suoi scritti rimasero per lo più  sconosciuti perché pubblicati in un’unica lingua: il tedesco. Negli anni ’80 furono tradotti in inglese e all’inizio degli anni ’90 la comunità scientifica internazionale iniziò a riconoscere e ad accettare la sindrome di Asperger come una condizione all’interno dello spettro delle sindromi autistiche, che provocava, nei soggetti affetti, molteplici sfide tra le quali problematiche sociali e comunicative.

La sindrome di Asperger è diventata una diagnosi “formale” da quando è stata inclusa nell’ “International Classification of Diseases”, 10th Edition (ICD-10) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del 1993 e nel 1994 nel Diagnostic and Statistical Manual-Fourth Edition (DSM-IV). Entrambi questi manuali vengono usati dai clinici di tutto il mondo per diagnosticare  le condizioni mentali riconosciute. Parecchi termini sono usati  per descrivere individui con un disturbo dello spettro artistico:

  • Autismo
  • Autismo ad alto funzionamento
  • Sindrome di Asperger
  • Disturbo Pervasivo dello Sviluppo

Prima di tutto è da notare che i disturbi pervasivi dello sviluppo si riferiscono a una categoria di disturbi che hanno in comune una serie di caratteristiche. Secondo il DSM-IV-TR (2000) la maggior parte degli individui diagnosticati con autismo hanno ritardo mentale e un linguaggio gravemente compromesso mentre la diagnosi di Sindrome di Asperger è riservata a quelli senza ritardo cognitivo e senza compromissione linguistica. Come conseguenza di ciò, i molti individui, che per tutto il resto soddisfano i criteri per la sindrome di Asperger, ma che hanno uno sviluppo cognitivo e/o linguistico deficitario, vengono diagnosticati come autismo e ci si riferisce informalmente a questo gruppo come a soggetti con “autismo ad alto funzionamento” (HFA). C’è tutt’ora una grossa diatriba in atto se la sindrome di Asperger (SA) e l’autismo ad alto funzionamento (HFA) siano entità separate.

Molte ricerche sono state fatte per distinguere i due disordini basandosi su differenti aspetti, come i profili cognitivi e neuropsicologici, le abilità linguistiche, il desiderio di socializzazione, ma nessuno di questi aspetti si è dimostrato al momento risolutivo. Alcuni credono che AS e HFA facciano parte dello stesso spettro, che SA sia una forma più funzionante, o una forma più leggera, di HFA.

Cos’è?

La sindrome di Asperger è una condizione neurobiologica, definita attualmente da deficit sociali, compromissione comunicativa, interessi ristretti e comportamenti ripetitivi con competenze cognitive e linguistiche relativamente preservate.

E’ importante sottolineare che le differenze nella comunicazione e i comportamenti ripetitivi o interessi ossessivi osservati nella SA/HFA si riscontrano anche in altri disturbi. Sono le differenze nel funzionamento sociale e nella comprensione e percezione del sociale che distinguono e caratterizzano un soggetto affetto da AS/HFA. Le difficoltà che si riscontrano nell’interazione sociale, nella comunicazione, nell’area degli interessi, le peculiarità del funzionamento cognitivo e le altre difficoltà (per es. nell’integrazione sensoriale e nel funzionamento motorio) non necessariamente si manifestano tutte contemporaneamente e comunque si manifestano con intensità differente a seconda del soggetto.

Nel fare la diagnosi è necessaria una valutazione del comportamento, delle interazioni e del funzionamento cognitivo sia a casa che a scuola e nei diversi ambienti frequentati dalla persona. Inoltre la diagnosi dovrebbe essere fatta da professionisti che abbiano familiarità con il disturbo e i molteplici modi in cui si manifesta. Comunque qualsiasi combinazione di queste caratteristiche o compromissioni condizionerà l’abilità della persona di relazionarsi e di comunicare efficacemente con gli altri, di adempiere al meglio alle aspettative della scuola o del mondo del lavoro.

Sapevi che?

Uno dei falsi miti è che gli individui affetti da AS/HFA non vogliano socializzare con gli altri. E’ più comune in realtà che questi soggetti esprimano il desiderio di avere amici e relazioni sociali ma che non abbiano le abilità per costruire delle amicizie e si sentano spesso a disagio in situazioni sociali.
Le regole sociali, le convenzioni sociali non scritte, ma che tutti conoscono e comprendono (il cosiddetto hidden curriculum), sono spesso per loro indecifrabili e incomprensibili.

Faticano inoltre a imparare dall’esperienza e quindi possono perseverare in comportamenti considerati socialmente bizzarri o inadeguati o addirittura inaccettabili, portandoli all’isolamento sociale o mettendoli a rischio di fenomeni di bullismo o ostracismo. Questi soggetti hanno inoltre difficoltà a riconoscere i sentimenti e i pensieri degli altri, il rifarsi cioè a una “teoria della mente”, al fine di spiegarne e predirne il comportamento.

Anche le difficoltà comunicative hanno un grosso impatto nell’integrazione sociale di questi individui. La limitata capacità di utilizzare e comprendere forme di comunicazione non verbale (le espressioni facciali, i gesti, il linguaggio del corpo), il deficit di pragmatica linguistica (cioè nell’uso sociale del linguaggio: per es. l’abilità di formarsi giudizi riguardo ai bisogni e alle capacità dell’interlocutore in modo da regolare lo stile e il contenuto del discorso alle sue caratteristiche e alla situazione in cui si trova, l’abilità di applicare le regole del discorso in modo da ingaggiarsi in scambi conversazionali cooperativi, la comprensione del linguaggio figurativo, etc….) determinano serie difficoltà nelle interazioni sociali.

Difficoltà

Le difficoltà nell’area degli interessi ristretti e dei comportamenti ripetitivi si manifestano nel AS/HFA più come un’intensa preoccupazione  per specifici interessi che non sono condivisi o condivisibili con altri di pari età o che sono inusuali, bizzarri a qualsiasi età.

Alcuni soggetti passano molto tempo immersi nel loro interesse specifico e possono conoscere un’infinità di dettagli anche irrilevanti. Il problema è che spesse volte questo interesse specifico diviene il prevalente, se non l’unico, argomento di conversazione quando il soggetto affetto da AS/HFA interagisce con gli altri e ciò crea problemi nell’interazione sociale. Il comportamento ripetitivo può anche assumere la forma di un forte bisogno di prevedibilità, routine, sia per quanto riguarda l’ambiente circostante sia per quanto riguarda gli eventi, cioè questi soggetti tendono a preferire che le cose siano sempre uguali e funzionano meglio in un ambiente prevedibile e possono provare disagio, ansia o stress nell’affrontare cambiamenti e transizioni.

Anche il mondo delle emozioni è complesso per questi soggetti. Sono emotivamente vulnerabili non solo per la difficoltà nel comprendere le risposte emotive degli altri attraverso le loro espressioni verbali e non verbali, ma anche nel comprendere e nel gestire le proprie emozioni. Hanno una difficoltà nell’identificare, quantificare, esprimere e/o controllare le loro emozioni.
Non sono senza emozioni, ma il modo in cui le mostrano sono spesso differenti dal modo in cui le manifestano gli altri. Per es., possono mostrare una scarsa risposta emotiva a meno che non siano in ansia o spaventati. Alcuni si chiudono e si ritirano in loro stessi, mentre altri reagiscono in maniera esagerata, eruttano improvvisamente in pochi secondi come un vulcano.

Altre caratteristiche, non necessarie per una diagnosi, sono spesso presenti. Queste comprendono:

  • differenze sensoriali (per es., ipersensitività o iposensitività ai diversi stimoli sensoriali, distorsione nelle percezioni, generale sovraccarico sensoriale, difficoltà a utilizzare più di una modalità sensoriale alla volta),
  • differenze cognitive (per es., ridotte capacità di problem solving, difficoltà a selezionare ciò che è rilevante da ciò che è irrilevante, difficoltà nel ragionamento astratto, difficoltà nel generalizzare competenze acquisite in un ambiente in altri ambienti, difficoltà nelle abilità accademiche, difficoltà attentive, ridotte capacità di pianificazione e organizzazione)
  • differenze motorie (per es., scarsa coordinazione motoria, impaccio motorio, scarse abilità nella scrittura grafia brutta e lenta, posture bizzarre).

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